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Elettromagnetismo e 5G

La sigla 5G indica la quinta generazione del sistema di telefonia cellulare, una rivoluzione tecnologica epocale che si estenderà ben oltre la semplice connessione telefonica.

La vera novità sarà, infatti, la possibilità di avere collegamenti non solo fra persone, ma anche lo scambio di dati fra milioni di oggetti. Mi sto riferendo al cosiddetto Internet of things (Iot, neologismo riferito all’estensione di internet al mondo degli oggetti che diventano in grado di acquisire un ruolo attivo comunicando reciprocamente in una Rete indipendente).

Per raggiungere questo obiettivo il 5G sarà accompagnato dall’intelligenza artificiale: oggetti come autoveicoli a guida autonoma, macchine utensili, sistemi di generazione dell’energia, elettrodomestici, robot saranno in grado di comunicare fra loro indipendentemente dal nostro intervento aprendo una serie di prospettive inimmaginabili, ma anche numerose incognite e preoccupazioni, soprattutto sul piano sanitario.

Non esiste ormai più alcun settore della nostra vita quotidiana che non sia perturbato da onde elettromagnetiche di varie frequenze, il più delle volte in modo assolutamente imprevedibile. Dagli inizi del XX secolo ad oggi, nelle bande di frequenze principalmente utilizzate per le moderne connessioni wireless (comunicazione tra dispositivi elettronici che non fa uso di cavi), i livelli di campo elettromagnetico sono aumentati di circa un miliardo di miliardi di volte [1] e la situazione non è destinata a migliorare.

Le evidenze scientifiche

Il 5G non è concepito come una tecnologia sostitutiva del 4G, ma piuttosto come complementare e integrativa fruendo di nuove potenzialità [2]. Inoltre, le bande di frequenze che i gestori si sono aggiudicate (MISE – ottobre 2018) le possiamo considerare come “bande pioniere”: l’Action Plan del 5G prevede alcune tappe intermedie con una futura estensione che ipotizza l’uso di frequenze assolutamente inedite per quanto concerne la comunicazione di massa [3].

Grazie alla maggiore ampiezza di banda, ossia della quantità di informazioni che la rete riesce a gestire nello stesso momento, sarà possibile connettere qualcosa come 1 milione di dispositivi per chilometro quadrato. Ciò provocherà un incremento del traffico e la necessità di realizzare celle di dimensioni sempre più piccole per consentire di fornire alte prestazioni di connettività con un conseguente aumento del numero delle antenne installate.

Si prevedono, in aggiunta agli impianti esistenti, fino a 800 microcelle per chilometro quadrato [4] con un inevitabile incremento dell’esposizione della popolazione: infatti pur essendo impianti che mediamente necessitano di minore potenza, dovendo garantire la copertura di “celle” con un raggio d’azione minore (“small cells”) rispetto a quello previsto per la telefonia mobile tradizionale, tuttavia saranno in genere più vicini alle persone [5]. Questa deriva si è già dimostrata vera per le precedenti tecnologie e diverse sezioni ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) hanno evidenziato tali criticità in vari rapporti tecnici [6], [7], [8].

In tutto questo scenario va sottolineato che l’industria delle telecomunicazioni più volte ha richiesto di innalzare i limiti di esposizione [9], una logica basata sul massimo profitto e la minima attenzione verso il Principio di Precauzione: con gli attuali limiti vigenti in Italia, fra i più cautelativi al mondo, il 62% degli impianti non è espandile al 5G, a meno di usare interventi di reingegnerizzazione che però presentano dei costi [10].

È molto più semplice innalzare i limiti, e di conseguenza le esposizioni, basandosi solo sugli effetti termici delle radiofrequenze (RF), stabiliti irradiando inverosimili manichini di plastica riempiti di un gel proteico.

Non ci vuole una laurea in medicina per capire che il corpo umano è un sistema decisamente più complesso e che i possibili effetti non sono unicamente quelli legati all’aumento di temperatura dei tessuti biologici.

Il Rapporto SCHEER (Comitato Scientifico su Salute e Rischi Ambientali ed Emergenti della UE) pone l’accento sui rischi delle nuove tecnologie considerati di massima importanza e urgenza affermando che “il 5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche impreviste” [11].

Secondo il Rapporto 5G Deployment “una preoccupazione sta emergendo per il possibile impatto sulla salute e sulla sicurezza dovuta ad un’esposizione potenzialmente molto più alta alle RF del 5G, che può derivare non solo dall’uso di frequenze molto più elevate, ma anche dalla potenziale aggregazione di segnali diversi, dalla loro natura dinamica e dai complessi effetti di interferenza che ne possono derivare, specialmente in aree urbane densamente popolate” [12].

Recenti studi sulla cancerogenesi condotti su animali negli USA [13], [14] ed in Italia, all’Istituto Ramazzini [15], correlano l’insorgenza di tumori alle esposizioni a RF.  La stessa Swisscom, già nel 2003, in un brevetto indicava un rischio cancerogeno da RF indipendente da fenomeni termici [16].

L’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE), dal canto suo, più volte ha espresso motivate preoccupazioni sugli effetti derivanti dall’utilizzo di frequenze mai usate prima d’ora su larga scala [17], [18].

Il complesso di queste evidenze ha fatto sì che, ad aprile 2019, il gruppo Advisory della IARC (International Agency for Research on Cancer) prevedesse, per il periodo 2020-2024, la rivalutazione in “alta priorità” della classificazione delle radiazioni RF, già catalogate nel 2011 come un “possibile cancerogeno per l’uomo” [19].

Conclusioni e Consigli Pratici

Gli enormi conflitti di interesse coinvolti stanno sicuramente generando una grave erosione del Principio di Precauzione. Si prospettano scenari estremamente complessi in cui sarà importante considerare non solo i valori medi di esposizione, ma anche i valori massimi raggiunti per brevi periodi e in tal senso dovremo vigilare attentamente sui futuri sviluppi normativi.

Nel frattempo, è comunque una buona pratica quella di applicare alcune semplici regole di prevenzione nei nostri comportamenti quotidiani.

Pertanto, mi sento di caldeggiare alcuni consigli:

  1. privilegiare reti cablate, a casa e sul lavoro, piuttosto che reti wireless e, in ogni caso, spegnere il WiFi se non è utilizzato, specialmente di notte;
  2. servirsi della modalità in viva voce nelle comunicazioni telefoniche;
  3. utilizzare il cellulare preferibilmente quando siamo in presenza di tutte le tacche, mentre ne sconsiglio l’uso su mezzi chiusi in movimento (auto, treni, bus, ecc.);
  4. non tenere il cellulare a contatto con il corpo, in particolare durante la notte;
  5. non far utilizzare il cellulare ai bambini sotto i 12 anni, fatte salve le emergenze.

Bibliografia

  1. Priyanka Bandara, David O Carpenter, “Planetary electromagnetic pollution: it is time to assess its impact”, The Lancet Planetary Health (Dicembre 2018)
  2. Il 5G per l’Europa: un piano d’azione”, COM (2016)588, Camera dei Deputati XVII Legislatura, Documentazione per le Commissioni.
  3. Autorità per la Garanzia delle Comunicazioni (28 marzo 2017)
  4. Effects of 5G wireless communication on human health”, Servizio Ricerca del Parlamento Europeo (2020)
  5. Russell C., “5G wireless communications expansion. Public health and environmental implications”. Environmental Research 165: 484-495. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29655646/ (2018)
  6. SNPA, “Qualità dell’ambiente urbano” XI Rapporto (Edizione 2015)
  7. ARPA Lazio, “Criticità connesse alle misure di campo elettromagnetico prodotto da microcelle in ambiente indoor in aree intensamente frequentate” (2019)
  8. https://www.arpa.veneto.it/search?SearchableText=Numero+di+stazioni+radio+base+attive
  9. International Communication Union ITU – T, “The impact of RF – EMF exposure limits stricter than the ICNIRP or IEEE guidelines on 4G and 5G mobile network deployment”, Series K Supplement 14 (09/2019)
  10. Politecnico di Milano, “Limiti di esposizione ai campi elettromagnetici e sviluppo reti 5G”, Camera dei Deputati, IX Commissione (09/042019).
  11. Scientific Committee on Health, Environment and Emerging Risks (Comitato Scientifico su Salute e Rischi Ambientali ed Emergenti della Ue): “Statement on emerging health and environmental issues” (2018).
  12. Parlamento europeo, “5G Deployment: State of play in Europe, USA and Asia” (2019)
  13. https://ntp.niehs.nih.gov/ntp/about_ntp/trpanel/2018/march/tr596peerdraft.pdf
  14. https://ntp.niehs.nih.gov/ntp/about_ntp/trpanel/2018/march/tr595peerdraft.pdf
  15. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29530389/
  16. https://www.stop5g.ch/post/swisscom-les-ondes-em-modifient-l-adn-et-peuvent-causer-un-cancer
  17. Di Ciaula A., “Towards 5G communication systems. Are there health implications?”. International Journal of Hygiene and Environmental Health (2018)
  18. ISDE Italia (2019), “Rapporto indipendente sui campi elettromagnetici e diffusione del 5G”. https://www.isde.it/wp-content/uploads/2019/09/Rapporto-indipendente-isde_ec-sui-campi-elettromagnetici-1.pdf
  19. IARC, Monographs Priorities Group, “Advisory Group recommentations on priorities for the IARC Monographs”. Lancet Oncology (2019).

Autore

Prof. Fausto Bersani Greggio (Fisico, ISDE Italia, Federconsumatori)

Laureato in Fisica all’Università degli Studi di Bologna, ho collaborato con l’I.N.F.N. (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) c/o i L.N.G.S. (Laboratori Nazionali del Gran Sasso), con la Divisione di Fisica Sanitaria dell’Università degli Studi di Bologna (c/o Policlinico S. Orsola) e con l’Università degli Studi di Urbino. Attualmente sono docente, coordinatore del Dipartimento Fisica e responsabile del Laboratorio di Fisica c/o il Liceo Scientifico A. Volta di Riccione. Da oltre 30 anni mi occupo di inquinamento elettromagnetico. Consulente ambientale della Federconsumatori della Provincia di Rimini e socio di ISDE Italia. Autore di oltre 80 pubblicazioni/collaborazioni.

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