Goccia a goccia: lo spreco dell’acqua si combatte ogni giorno

Aboca Edizioni / Acqua / Agricoltura / Alimentazione / Ambiente / Crisi climatica / Inquinamento / Pesticidi / Salute / Sanità / Sostenibilità / Sviluppo sostenibile

Sai qual è l’impronta idrica di una pagnotta di pane, ovvero l’acqua necessaria per far crescere il grano di cui è composta? Circa 1.600 litri. E quella di mezzo chilo di carne bovina? Oltre 7.000 litri, che comprende non solo l’acqua che l’animale beve, ma anche quella impiegata per far crescere i cereali o l’erba di cui si nutre.

Nei processi di produzione di qualsiasi bene alimentare, l’acqua viene sempre coinvolta in grandissima quantità. Per promuovere un uso consapevole dell’acqua – la nostra risorsa più preziosa, ma anche quella meno disponibile, specie nei Paesi più poveri o in via di sviluppo – dobbiamo dunque adottare nuove abitudini quotidiane, a cominciare proprio dal “mangiare meno”, o dal mangiare meglio.

Ne è convinta Florencia Ramirez, autrice del libro “Goccia a goccia”, pubblicato in Italia da Aboca Edizioni: un coinvolgente viaggio per gli Stati Uniti alla ricerca di agricoltori e produttori alimentari dediti all’uso sostenibile dell’acqua. Un racconto necessario per dimostrare che strade alternative all’utilizzo sproporzionato di questa risorsa fondamentale esistono, e che tutti noi – in quanto consumatori e abitanti del mondo – dovremmo premiarle.

“Goccia a Goccia”, il libro di Florencia Ramirez pubblicato da Aboca Edizioni

Dalle risaie della Louisiana alle piantagioni di caffè delle Hawaii, dalla fabbrica di cioccolato di Boston ai giardini di New York, Florencia ha raccolto nel suo volume testimonianze cruciali, illustrando in modo efficace e assai piacevole la storia del cibo che arriva nei nostri piatti.

«Ciò con cui sceglieremo di imbandire le nostre tavole può riscrivere completamente la storia delle siccità che colpiscono tante popolazioni nel mondo. Siate parte di un’onda di mutamento capace di fare la differenza per ruscelli, torrenti, fiumi, falde acquifere e oceani di tutto il pianeta. Iniziate stasera, dalla tavola della vostra cucina».

L’acqua virtuale dei cibi 

Se in un anno si possono conservare anche 9.000 litri d’acqua solo accorciando il tempo sotto la doccia di soli quattro minuti, in cucina la stessa quantità d’acqua può essere risparmiata nel giro di una sola settimana. Come?

Mangiando meno, e mangiando meglio.

Mezzo chilo di carne bovina ha un’impronta idrica “virtuale” di più di 7.000 litri. L’acqua virtuale non si vede, ma rappresenta la quantità totale necessaria per produrre un qualsiasi bene di consumo. L’impronta idrica della carne bovina comprende non solo tutta l’acqua che l’animale beve, ma anche tutta quella impiegata per produrre i cereali o l’erba di cui si nutre durante tutto il corso della sua vita. L’impronta idrica virtuale di una pagnotta di pane, cioè la quantità di acqua necessaria per far crescere e raccogliere il grano che contiene, è di circa 1.600 litri.

Naturalmente l’acqua necessaria per la produzione degli alimenti non svanisce. La sua capacità di mutare facilmente stato, da liquido a gassoso o solido, ne consente il facile spostamento continuo per tutto il pianeta. L’acqua attinta alle falde profonde per irrigare i campi va altrove per circa il 50%. E quando la velocità con la quale va altrove è superiore a quella con la quale è sostituita, i terreni agricoli perdono fertilità e le zone desertiche si espandono. È quello che sta succedendo ora, con una massa di oltre un miliardo di persone – destinata a crescere – senza più acqua a sufficienza.

L’irrigazione agricola

Dalle acque sotterranee (o di falda) si attinge a una velocità con cui pioggia e infiltrazioni non riescono a tenere il passo. In una città costiera, ad esempio, il livello delle acque sotterranee cala ogni anno di 370 miliardi di litri, una quantità sufficiente a riempire 150.000 piscine olimpioniche. E questo negli anni in cui non c’è siccità. Negli anni secchi, il deficit cresce ancora di più.

L’irrigazione agricola consuma fino al 70% del totale delle risorse d’acqua dolce disponibili per l’intero pianeta. A causa del riscaldamento globale, i campi alimentati dalla pioggia – che in realtà costituiscono ancora il 90% della produzione agricola mondiale – cominceranno a ingrossare la schiera di quelli irrigati artificialmente, che sono effettivamente più produttivi degli altri, ma richiedono una quantità di acqua tre volte maggiore. Possiamo permetterci di consumare tanta acqua? E se non possiamo, come riusciremo a nutrire i 2 ulteriori miliardi di persone che si saranno aggiunti alla popolazione del pianeta nel 2030?

Il Servizio Geologico degli USA (USGS) calcola che le acque sotterranee costituiscano il 40% della fornitura nazionale complessiva. In Stati come Florida, Nuovo Messico e Idaho si sale molto sopra la media. L’Idaho consuma quasi esclusivamente acque sotterranee (96%), e Florida (93%) e Nuovo Messico (92%) lo seguono a ruota. Nei periodi di siccità, il pompaggio ha un’impennata. In California aumenta anche del 20%. La conseguenza di tutto questo è che le falde freatiche stanno cedendo e i pozzi si stanno seccando in tutta la nazione americana.

Il problema è che in ogni Stato del mondo le acque sotterranee (o di falda) vengono trattate come una risorsa rinnovabile. Ma la quantità di acque sotterranee è limitata: se è vero che le piogge ricaricano le falde, si tratta comunque di un processo che procede molto lentamente e richiede anni, decenni, millenni.

Pesticidi e prodotti chimici

C’è poi un’altra questione, rappresentata dal ricorso ai prodotti chimici per la depurazione dell’acqua salata come soluzione alla contrazione della falda freatica (stato acquifero formato dalle acque meteoriche che penetra nel terreno e si arresta su un fondo impermeabile sul quale si innalza fino a una certa altezza). L’acqua salmastra residuale, carica dei metalli pesanti raccolti dalla corrosione dei tubi in cui scorre, viene generalmente gettata in mare o negli oceani. E questo ha un alto costo elevatissimo per l’ambiente.

L’acqua contaminata dal deflusso tossico dei pesticidi e le sostanze nutrienti provenienti dagli allevamenti di bestiame sono i principali responsabili dell’inquinamento di fiumi e acque sotterranee.

L’EPA (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente) ha stimato che negli Stati Uniti nel 40% dei fiumi e nel 46% dei laghi, l’inquinamento da nitrati è troppo elevato per consentire la presenza di forme di vita acquatica. Il solo fiume Mississippi è inquinato da 1,65 bilioni di tonnellate di azoto che i suoi affluenti gli trasmettono, dopo averli raccolti da trentasei stati diversi.

L’alta concentrazione di sostanze nutritive che si addensa nei fiumi stimola inoltre la crescita delle piante, producendo quella che è conosciuta come “fioritura algale”. Quando sono in fiore, queste piante risultano tossiche per gli esseri umani e letali per gli animali. Decomposte generano aree di ipossia, o quelle che più comunemente sono chiamate “zone morte”, dove la vita è di fatto resa impossibile dalla fortissima riduzione dell’ossigeno. I

l veleno che il Mississippi fa fluire nel golfo del Messico favorisce un’area di fioritura algale che ha la dimensione del New Jersey e forma la più estesa zona morta del mondo. A Toledo, Ohio, nell’agosto del 2014 le fioriture tossiche che si sono estese sul lago Erie hanno privato mezzo milione di persone per tre giorni di una fonte pulita cui attingere acqua potabile. L’EPA ha già avvertito che in futuro, per periodi più lunghi, bere acqua potrà essere rischioso.

L’agricoltura idrosostenibile

L’unica soluzione per evitare lo spreco d’acqua in agricoltura è coltivare gli alimenti in modalità idrosostenibile. “Idrosostenibili” sono tutti quei generi alimentari che si possono far crescere o produrre col minor danno possibile: metodi incentrati sulla salvaguardia del terreno e che richiedono poca o alcuna irrigazione.

Uno di questi è l’Holistic Management: una gestione olistica che prevede di tenere gli animali allevati in aree molto ristrette di pascolo o entro recinzioni, e di spostarli con una certa frequenza per evitare lo sfruttamento eccessivo del terreno. La applicano due agricoltori di nome Paul e Maureen Knapp nella loro fattoria Cobblestone, nell’area a nord di New York. «Prima di questo approccio, l’erba si seccava in estate e dovevamo integrarla con fagioli di soia. Adesso per le mucche il solo pascolo è sufficiente» ha confessato Maureen alla Ramirez. Questo perché quando gli animali vengono trasferiti di recinto in recinto più rapidamente, nelle zone di pascolo restano meno tratti di terra spoglia e una maggiore copertura vegetale. E proprio tale copertura offre le condizioni necessarie perché possano germinare nuovi semi, in modo da ricostituire il manto erboso.

Il risultato è che il suolo di Cobblestone Farms è ricco di sostanze organiche e che la sua capacità di ritenzione idrica è 1.000 volte superiore a quella che si riscontra nelle aziende che seguono i metodi convenzionali. Le colture, infatti, richiedono più acqua quando i terreni sono trattati con fertilizzanti chimici e pesticidi, che impoveriscono la materia organica del suolo.

Per Florencia Ramirez, insomma, «I coltivatori sono gestori dell’acqua: il loro compito è far sì che ogni goccia resti lì dov’è caduta».

Ma c’è un altro compito che spetta a tutti noi consumatori: scegliere di cosa imbandire ogni giorno le nostre tavole. Mangiare meno e mangiare meglio permette di poter riscrivere completamente la storia delle siccità che colpiscono tante popolazioni nel mondo. Vuol dire prendere parte di un’onda di mutamento capace di fare la differenza per ruscelli, torrenti, fiumi, falde acquifere e oceani di tutto il pianeta. Significa, in poche parole, salvaguardare le riserve di acqua dolce , per noi e per le generazioni future. 

L’autrice

Florencia Ramirez è un’attivista e ricercatrice dell’Università di Chicago. Suoi articoli sono apparsi in numerose testate. Vive in California, a Oxnard, una città agricola sulla costa del Pacifico, con il marito e tre figli. Questo è il suo sito internet: www.eatlesswater.com.

Florencia Ramirez, autrice di “Goccia a Goccia” pubblicato da Aboca Edizioni.