Quaranta milioni di operatori per la salute del nostro pianeta chiedono ai governanti del G20 un mondo più sano ed equo: ma come? - Apoteca Natura

Quaranta milioni di operatori per la salute del nostro pianeta chiedono ai governanti del G20 un mondo più sano ed equo: ma come?

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Il Direttore Generale Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus all’apertura della 73° Assemblea Generale dell’OMS, il 18 maggio 2020, sottolineava che: 

Questa pandemia ci ricorda quanto sia intima e delicata la relazione tra uomo e pianeta. Qualsiasi tentativo di rendere il nostro mondo più sicuro è destinato a fallire se non saremo capaci di affrontare in modo consapevole e lungimirante il rapporto tra persone e agenti patogeni e la minaccia esistenziale del cambiamento climatico, che sta rendendo la nostra Terra meno abitabile. “

Il tentativo di accumulare ricchezza, trascurando la protezione dell’ambiente, la capacità di affrontare le emergenze e, più in generale, i sistemi sanitari e le reti di sicurezza sociale, ha dimostrato di essere una falsa economia e il conto viene ora pagato molte volte. Il mondo non può permettersi ripetuti disastri sulla scala di COVID-19, perché dovuti ad una prossima pandemia, ma anche soprattutto a causa dei danni ambientali dovuti ai cambiamenti climatici.

Tornare al “normale” come era nel dicembre 2019, non è sufficiente

In questa tragica evenienza però abbiamo anche visto alcuni dei migliori caratteri nelle nostre società, dalla solidarietà tra vicini, al coraggio degli operatori sanitari nell’affrontare i rischi per la propria salute al servizio delle proprie comunità, ai Paesi che lavorano insieme per fornire soccorso di emergenza o per la ricerca di trattamenti e vaccini.

Le misure di “blocco” che sono state necessarie per controllare la diffusione di COVID-19, hanno rallentato l’attività economica e interrotto la vita come l’abbiamo sempre intesa.

Però ci hanno fatto veder scorci di un possibile futuro più luminoso.

In alcuni luoghi, i livelli di inquinamento sono scesi e le persone hanno respirato aria pulita, hanno visto cieli blu e acque limpide, sono stati in grado di camminare e pedalare in sicurezza con i propri figli, per la prima volta nella vita.

L’uso della tecnologia digitale ha accelerato nuovi modi di lavorare e connettersi tra loro, riducendo il tempo dedicato al pendolarismo, facilitando modalità più flessibili per lo studio, per svolgimento di consultazioni mediche da remoto, a trascorrere più tempo con le nostre famiglie.

I sondaggi di opinione di tutto il mondo mostrano che le persone vogliono proteggere l’ambiente e preservare gli aspetti positivi emersi dalla crisi.

I governi nazionali e le organizzazioni internazionali, come l’Unione Europea, intendono impegnare centinaia di miliardi di euro, per mettere fine a questa emergenza sanitaria e sociale e riavviare la ripresa economica. Questi investimenti sono essenziali per salvaguardare il sostentamento delle persone e quindi la loro salute. Ma l’allocazione di questi investimenti e le decisioni politiche che guideranno la ripartenza sia a breve che a lungo termine, definiranno il modo in cui vivremo, lavoreremo e consumeremo per gli anni a venire. È evidente quanto ciò sia importante per determinare una sensibile diminuzione del degrado ambientale e riduzione dell’inquinamento, e in particolare sulle emissioni di gas serra che sono la causa del riscaldamento globale e della crisi climatica.

Le decisioni prese nei prossimi mesi potranno o riavviare un modello di sviluppo economico che causerà danni permanenti e crescenti ai sistemi ecologici in cui l’uomo vive oppure, se prese con saggezza, potranno promuovere un mondo più sano, più giusto e più verde.

#HealthyRecovery

Lo dicono e lo scrivono, a gran voce, 40 milioni fra medici e operatori della salute di tutto il mondo, provenienti da 90 Paesi in una dichiarazione congiunta lanciata il 27 maggio 2020 con l’hashtag  #HealthyRecovery.

I professionisti della salute hanno chiesto ai leader dei paesi del G20 di impegnarsi concretamente nella battaglia alla crisi climatica, per un mondo meno inquinato e più verde, con un’impronta sostenibile tale da tentare di scongiurare future pandemie.

Con questo appello dichiarano il loro impegno nella gestione della pandemia di COVID-19 uniti in un approccio pragmatico e basato sulla scienza. 

Ma in che modo?

1. Proteggere e preservare la fonte della salute umana: la Natura.

Le economie, le nostre ricchezze si basano sull’ambiente naturale; la fonte di aria, acqua e cibo. Le pressioni umane, la deforestazione, le pratiche agricole intensive e inquinanti, minano la disponibilità di queste risorse.

La gestione e il consumo non sicuri della fauna selvatica aumentano, inoltre, il rischio di malattie infettive emergenti nell’uomo, oltre il 60% delle quali proviene da animali, principalmente da animali selvatici. I piani per il controllo post COVID-19 per ridurre il rischio di future epidemie devono ridurre il nostro impatto sull’ambiente, in modo da ridurre il rischio alla fonte.

2. Investire in servizi essenziali, dalla disponibilità di acqua e di idonei servizi igienico-sanitari all’energia pulita.

In tutto il mondo, miliardi di persone non hanno accesso ai servizi di base necessari per vivere sani e serenamente, indipendentemente da COVID-19.

Complessivamente, i rischi ambientali causano circa un quarto di tutti i decessi nel mondo. Investire in ambienti più sani per la protezione della salute è sia una barriera essenziale contro i disastri futuri, ma è anche un’opportunità economica. Ad esempio, ogni dollaro investito nel rafforzamento della legge americana sull’aria pulita ha rimborsato 30 dollari a beneficio dei cittadini statunitensi, attraverso una migliore qualità dell’aria e una migliore salute.

3. Garantire una rapida e sana transizione energetica.

Attualmente, oltre sette milioni di persone all’anno muoiono per esposizione all’inquinamento atmosferico, 1 su 8 di tutti i decessi. Oltre il 90% delle persone respira aria esterna con livelli di inquinamento superiori ai valori guida della qualità dell’aria dell’OMS. Due terzi di questa esposizione all’inquinamento esterno derivano dalla combustione degli stessi combustibili fossili che sono la causa del cambiamento climatico.

Allo stesso tempo, le energie rinnovabili continuano a scendere di prezzo, aumentano in affidabilità e offrono sempre più posti di lavoro. L’adozione di decisioni nell’interesse della salute pubblica dovranno favorire le fonti di energia rinnovabile, nella prospettiva di ambienti più puliti e persone più sane.

Molti dei paesi che sono stati i primi e i più colpiti da COVID-19, come l’Italia e la Spagna, e quelli che hanno avuto più successo nel controllo della malattia, come la Corea del Sud e la Nuova Zelanda, hanno posto lo sviluppo verde insieme alla salute al centro delle loro strategie di recupero COVID-19. Una rapida transizione globale verso l’energia pulita non solo raggiungerebbe l’obiettivo dell’Accordo di Parigi sul clima di mantenere il riscaldamento al di sotto dei 2,0° C, ma migliorerebbe anche la qualità dell’aria a tal punto che i conseguenti guadagni sanitari ripagheranno il costo dell’investimento del doppio.

4. Promuovere filiere alimentari sane e sostenibili.

Le malattie causate dalla mancanza di accesso al cibo o dal consumo di diete malsane e ad alto contenuto calorico, sono ora la principale causa di cattiva salute globale. Aumentano anche la vulnerabilità ad altri rischi, condizioni come l’obesità e il diabete sono tra i maggiori fattori di rischio per malattia e morte per COVID-19.

L’agricoltura, in particolare lo sfruttamento del terreno per l’allevamento intensivo del bestiame, contribuisce per circa ¼ delle emissioni globali di gas a effetto serra e il cambiamento nell’uso del suolo è il principale motore ambientale di nuovi focolai di malattie.

È necessario un rapido passaggio a diete più sane e sostenibili.

5. Costruire città sane e vivibili.

Oltre la metà della popolazione mondiale vive attualmente in città e sono responsabili di oltre il 60% dell’attività economica e delle emissioni di gas serra. La mobilità attiva ciclo-pedonale si configura come un vero e proprio farmaco ed uno strumento efficace in grado di implementare la “resilienza” (ovvero la capacità di adattarsi e resistere ad eventi negativi) a livello:

  • individuale: contrastando le patologie da inquinamento e sedentarietà;
  • globale: per ridurre le emissioni gas clima-alteranti responsabili dell’’emergenza climatica che secondo “The Lancet” sarà la principale minaccia per la salute del XXI secolo.

Molte delle città più grandi e dinamiche del mondo, come Milano, Parigi e Londra, hanno reagito alla crisi COVID-19 rendendo pedonali le strade ed espandendo massicciamente le piste ciclabili.

6. Smettere di usare i soldi dei contribuenti per finanziare l’inquinamento.

Tassare il consumo dei carburanti inquinanti in linea con il danno che causano, dimezzerebbe circa le morti per inquinamento atmosferico all’aperto, ridurrebbe le emissioni di gas serra di oltre un quarto e aumenterebbe circa il 4% del PIL globale delle entrate.

7. Puntare ad un reale coinvolgimento delle popolazioni a livello globale e locale.

Un’esperienza che emerge da questa tragica esperienza è che le politiche che mirano ad una concentrazione delle attività sanitarie riduce la capacità di gestire a livello locale le emergenze come quella del COVID-19. Occorre quindi puntare ad un reale empowerment locale sia in termini di consapevolezza, ma anche a livello organizzativo per fare fronte ai rischi globali.

In Italia, l’Associazone Medici per l’Ambiente (ISDE) e la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO) sono state in prima linea a sostenere questa iniziativa.

La Rete Italiana Medici Sentinella (RIMSA) ha consentito di raggiungere questo importante risultato, mettendo a disposizione operatori, entusiasmo e competenze.

La lettera 

Ecco il testo dell’appello firmato da 40 milioni di medici e indirizzato a tutti i leader del G20 e per conoscenza a tutti i consiglieri scientifici, medici, sanitari del G20.

“Gli operatori sanitari affrontano la gestione della  pandemia  di  COVID-­19  uniti  in  un  approccio pragmatico  e  basato  sulla  scienza.  Con lo stesso spirito, siamo anche  uniti  nel  sostenere  una  vera  guarigione da questa crisi una #HealthyRecovery.

Abbiamo visto in prima persona quanto possano essere fragili le comunità quando salute, sicurezza alimentare e libertà di lavoro sono interrotte da una minaccia comune. I livelli di questa tragedia in corso sono molti e amplificati da disuguaglianze e dagli investimenti insufficienti nei sistemi di sanità pubblica. Abbiamo assistito a morte, malattie e angoscia mentale a livelli mai visti da decenni.
Questi effetti avrebbero potuto essere parzialmente  mitigati, o  forse  anche  prevenuti,  da  adeguati investimenti in preparazione alla pandemia, sanità pubblica e gestione ambientale.

Dobbiamo imparare da questi errori e tornare a essere più forti, più sani e più resistenti. Prima di Covid-19, l’inquinamento atmosferico stava già indebolendo i nostri corpi. Questo  inquinamento  (da  traffico,  uso  inefficiente  dell’energia  residenziale,  centrali  elettriche  a  carbone, inceneritori e agricoltura intensiva) causa ogni anno sette milioni di morti premature aumentando  sia  i  rischi  di  polmonite  sia  la  loro  gravità;  bronco-­pneumopatie  croniche ostruttive, carcinomi polmonari, malattie cardiache e ictus; determina inoltre esiti avversi in gravidanza come scarso peso alla nascita e asma, mettendo ulteriormente a dura prova i nostri sistemi sanitari.

Una vera guarigione significa non consentire più che l’inquinamento continui a contaminare l’aria che respiriamo  e  l’acqua  che  beviamo,  e  non  permettere che deforestazione e cambiamento  climatico  avanzino senza sosta, scatenando potenzialmente sempre nuove minacce per la salute su una popolazione vulnerabile.

In  un’economia  sana  e  in  una  società  civile  ci  si  prende  cura  dei  più  vulnerabili;  i  lavoratori  hanno  accesso a lavori ben retribuiti che non aggravano inquinamento e devastazione ambientale; le città danno  priorità  a  pedoni,  ciclisti  e  trasporti  pubblici;  fiumi e cieli sono protetti e puliti.  La natura è fiorente, i nostri corpi sono più resistenti alle malattie infettive e nessuno si riduce in povertà a causa dei costi sanitari. Per raggiungere questa economia sana dobbiamo usare incentivi e disincentivi più intelligenti al servizio di una società più sana e più resiliente.
Se i governi apportassero importanti riforme agli attuali sussidi per i combustibili fossili, spostandone la maggior parte verso la produzione di energia rinnovabile e pulita, la nostra aria sarebbe più sana e le emissioni climatiche si ridurrebbero drasticamente, alimentando una ripresa economica che, da qui al 2050, darebbe uno stimolo ai guadagni globali del PIL per quasi 100 trilioni di dollari.
Quindi,  mentre  ponete  attenzione  alle  risposte  da  dare  per  il  post-Covid,  chiediamo  che  i  vostri  responsabili e consiglieri medici e scientifici siano direttamente coinvolti nella concezione di tutti i pacchetti per la ripresa economica; che riferiscano sulle ripercussioni sulla salute pubblica a breve e a  lungo  termine  che  le  azioni  indicate  possono  avere,  e  che  alla  luce  di  queste  diano  il  proprio  timbro di approvazione.

Gli  enormi  investimenti  che  i  vostri  governi  faranno  nei  prossimi  mesi,  in  settori  chiave  come  assistenza sanitaria, trasporti, energia e agricoltura, devono porre al centro la protezione e la promozione della salute; perché ciò di cui il mondo ha bisogno ora è un #HealthyRecovery.

I vostri piani per incentivare l’economia devono essere una prescrizione proprio per questo.

Cordiali saluti”.

Bibliografia

Autore

Dottor Paolo Lauriola

Nato a Manfredonia (FG), il 13/04/1952, abita a Modena. Associato CNR – IFC Pisa. È attualmente il Responsabile Scientifico della Rete Italiana Medici Sentinella per l’Ambiente (RIMSA) per conto di ISDE e FNOMCeO. Laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in Igiene del lavoro, Igiene e Sanità pubblica e Statistica medica (Orientamento Epidemiologia). Certificato internazionale di Ecologia Umana, è stato Responsabile Centro Tematico Regionale “Ambiente e Salute” di ARPA Emilia-Romagna. Ha collaborato con ANSES (Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnent et du travail), l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e EU-TAIEX (Technical Assistance Information Exchange). Membro del CS del Corso di perfezionamento UNIMORE EmTASK sulle emergenze ambientali e sanitarie, del CS INPHET (International Network on Public Health and Environment Tracking) e del GC di ICORN (International Network on Carbon Monoxide) Project leader di diversi progetti europei, ha collaborato a progetti internazionali e nazionali. Autore di pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali.