Introduzione

L’impegno per un’agricoltura senza pesticidi e per un cibo che coniughi la salubrità della terra con la salute dell’uomo è più che mai di attualità specie in tempi di Covid, perché – come vedremo – il nostro sistema immunitario, fondamentale per difenderci dai rischi infettivi, può essere gravemente compromesso dall’esposizione alle sostanze chimiche usate nell’ agricoltura industriale, in primis i pesticidi.

1.   Cosa sono i pesticidi?

Con questo termine si intendono tutte le sostanze utilizzate in agricoltura e non solo per combattere insetti, funghi, batteri, virus, erbe infestanti etc. che danneggiano le colture o anche semplicemente i nostri orti o giardini.

Fra esse rientrano i prodotti fitosanitari (Reg. CE 1107/2009) utilizzati in agricoltura: circa 400 sostanze per un totale di circa 130.000 tonnellate utilizzate ogni anno in Italia di soli principi attivi e i biocidi (vasta quantità di sostanze il cui scopo è distruggere, eliminare, impedire l’azione e rendere non pericoloso qualsiasi organismo nocivo) (Reg. UE 528/2012, Dir 98/8/CE) che hanno i più svariati impieghi (disinfettanti, preservanti, pesticidi per uso non agricolo, etc.) e su cui purtroppo sono carenti informazioni circa quantità utilizzate e scenari d’uso.

Queste sostanze, distribuite quindi deliberatamente nell’ambiente, sono, secondo la definizione di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) “molecole di sintesi selezionate per combattere organismi nocivi e per questo generalmente pericolose per tutti gli organismi viventi”.

Per raggiungere lo scopo queste molecole sono infatti state progettate per interferire con i meccanismi che sono alla base di funzioni fondamentali per la vita quali respirazione, produzione di energia, trasmissione nervosa, riproduzione. Si tratta di meccanismi che sono comuni alle varie forme di vita, in quanto si sono selezionate durante l’intera evoluzione, per cui l’azione tossica dei pesticidi va ben oltre il solo bersaglio cui sono indirizzati ed anche l’uomo ne diventa vittima involontaria.

La letteratura scientifica  documenta infatti come non solo l’avvelenamento acuto, ma anche l’esposizione cronica a piccole e ripetute dosi di pesticidi comporti un incremento del rischio di patologie cronico-degenerative quali “cancro, diabete, patologie respiratorie (Asma, Bronchite Cronica e Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva), malattie neurodegenerative, malattie cardiovascolari, ipertensione, obesità, disturbi della sfera riproduttiva, infertilità maschile, disfunzioni ormonali, patologie autoimmuni, insufficienza renale”.

Guerra alla vita e alla natura: a chi conviene?

Di fatto l’utilizzo di pesticidi si configura come una “guerra” contro la Natura che comporta non solo perdita di biodiversità (la grande varietà di animali, piante, funghi e microorganismi che costituiscono il nostro Pianeta), insetti impollinatori, impoverimento e perdita di fertilità dei suoli, progressivo inquinamento delle falde acquifere, ma consiste in una contaminazione planetaria, che interessa ormai tutti gli ecosistemi e che si ritorce contro noi stessi perché queste sostanze si ritrovano nei nostri stessi corpi e passano dalla madre al feto già durante la vita fetale, potendo compromettere la salute del nascituro non solo nell’infanzia, ma anche nella vita adulta.

Questa vera “furia bellica” – non dimentichiamo che molti pesticidi quali gli organofosforici sono stati sintetizzate come armi chimiche durante il secolo scorso – si scatena anche contro l’ambiente microbico intestinale (microbiota) con cui noi viviamo in stretta simbiosi e che svolge funzioni essenziali per la nostra vita in quanto contribuisce al metabolismo di glucidi, aminoacidi, alla biosintesi di vitamine ed ha un ruolo fondamentale nel funzionamento del cervello e soprattutto nel corretto sviluppo del sistema immunitario.

Microbiota: “chiave” della salute e “palestra” del sistema immunitario

Possiamo pensare al microbiota come ad un “organo” a sé stante, che pesa circa 1-2 kg e contiene 100 trilioni di microrganismi che a loro volta contengono 150 volte più geni del genoma umano.  Il numero di specie è variabile da 500 a 1.000 e comprendono da 7.000 a 40.000 ceppi batterici e 1.800 generi, non tutti ancora identificati e che sono co-evoluti nell’arco di quasi 500 milioni di anni con l’organismo umano, portando ad un adattamento reciproco essenziale per la nostra salute.

Il microbiota si sviluppa già durante la gravidanza, se il parto avviene per via naturale ed il neonato è allattato al seno, l’intestino del neonato viene “colonizzato” in modo fisiologico dai batteri materni, completando la sua maturazione e raggiungendo la piena efficienza nei primi 3 anni di vita; viceversa se il parto avviene per via cesarea, vi è uso di antibiotici specie nei primi mesi di vita, e l’allattamento avviene artificialmente non se ne favorisce l’adeguato sviluppo.

Il microbiota è fortemente influenzato anche dal tipo di alimentazione, dallo stile di vita (fumo), dallo stress e soprattutto dall’esposizione a sostanze chimiche e tossici ambientali.

Nella ricchezza e varietà delle specie che costituiscono il microbiota risiede il segreto del nostro benessere: quando questo equilibrio si altera insorgono “disbiosi” che possono rappresentare la “miccia” per l’insorgenza di obesità, cancro, diabete, patologie cardiovascolari, ma anche  autismo , Alzheimer, Parkinson e depressione.

Il microbiota intestinale ha un ruolo essenziale anche nello sviluppo del sistema immunitario e possiamo immaginarlo come una sorta di “palestra” in cui le varie cellule deputate alla sorveglianza immunitaria vengono via via istruite a riconoscere gli agenti esterni e ad attivarsi contro essi: ciò non deve stupirci se pensiamo che la mucosa intestinale è la più ampia superficie dell’organismo a contatto con microbi e antigeni (sostanza che, introdotta nel sangue o nei tessuti, provoca la formazione di anticorpi) e che la popolazione dei microbi intestinali ha un’interazione diretta e intensa con la mucosa e con i suoi sistemi di difesa.

Microbiota, Clorpirifos e Glifosate

Il microbiota è anche il primo bersaglio dell’inquinamento ed in particolare dei residui di pesticidi che ritroviamo nel 64% della frutta e nel 36 % della verdura (ovviamente non biologica!) che arriva sulle nostre tavole e che – anche se nei limiti di legge – non per questo meno pericolosi.

Studi sperimentali ed epidemiologici attestano come livelli anche molto piccoli e ritenuti sicuri di tali sostanze alterino l’equilibrio fra le varie specie che compongono il microbiota favorendo l’insorgenza di svariate patologie.

Uno studio condotto su topi con diversi profili genetici ed alimentati con diete a diverso contenuto di grassi, una delle quali contenente piccole dosi di Clorpirifos (insetticida di recente messo al bando in Europa per la sua tossicità, ma di cui l’Italia ha chiesto una deroga per consentirne ancora l’utilizzo) ha dimostrato che l’esposizione a lungo termine a tale sostanza altera e danneggia il microbiota  portando alla liberazione di lipopolisaccaridi (endotossina) dalle membrane cellulari con stato di infiammazione e conseguente incremento di obesità e tendenza al diabete; addirittura i topi esposti al solo Clorpirifos e con dieta priva di grassi hanno presentato effetti significativamente maggiori rispetto a quelli alimentati con dieta ricca di grassi e a quelli geneticamente predisposti. Gli Autori concludono che l’uso diffuso di pesticidi può contribuire all’epidemia mondiale di malattie correlate all’infiammazione quali obesità e diabete.

Anche il Glifosate, l’erbicida più discusso al mondo, danneggia gravemente il microbiota. Si tratta del pesticida più utilizzato al mondo: 826.000 tonnellate di solo principio attivo a livello globale nel 2014 (circa 0,5 kg su ogni ettaro di suolo agricolo del pianeta!), strategico per la produzione di OGM (Organismo Geneticamente Modificato) e al centro di vicende giudiziarie che hanno portato il produttore (Bayer Monsanto) al risarcimento di 10,5 miliardi di dollari per i danni alla salute provocati.

Il glifosato fu ritenuto innocuo per l’uomo perché interferisce con un enzima presente in tutte le specie ad eccezione dei mammiferi, in grado quindi di alterare gravemente i nostri microbi intestinali.

Il glifosate sembra far prevalere nel microbiota i batteri del genere Clostridium, dotati di azione neurotossica a scapito delle specie benefiche, quali Lactobacilli e Bifidum; da diversi studi proprio l’esposizione a glifosate è stata correlata all’incremento di autismo che si riscontra nell’infanzia.

Una conferma in tal senso viene da una ampia indagine condotta in California che evidenzia un incremento  rispettivamente del 16% e del 33% di autismo  e autismo con disabilità intellettuale per esposizione  pre-natale a glifosato entro 2 km dalla residenza materna.

Conclusioni

L’esempio del glifosate, considerato innocuo perché non direttamente attivo contro l’organismo umano, è paradigmatico della “miopia” di una scienza “riduzionista”, che ha perso di vista la complessità dei problemi e l’equilibrio che deve esistere fra i vari ecosistemi per permettere la nostra stessa sopravvivenza.

Un’agricoltura rispettosa degli equilibri naturali ed in grado di fornirci un cibo che porti salute e non malattie è il primo, fondamentale, cambiamento che siamo chiamati a compiere.

I vantaggi di un’alimentazione biologica sono ormai ben noti: riduzione del rischio di cancro, in particolare linfomi, allergie, infertilità, malformazioni, obesità, ipertensione in gravidanza, nonché protezione dello sviluppo cerebrale gravidanza e riduzione del rischio di antibiotico resistenza.

Con le nostre scelte quotidiane possiamo fare la differenza e non dovrebbe essere difficile capire che se continuiamo a spargere veleni finiamo per avvelenare anche noi stessi e prima ancora il prezioso universo di microbi e batteri che vive dentro di noi e di cui dobbiamo avere la massima cura.

Consigli utili

  • Scegli alimenti che provengono da agricoltura biologica/biodinamica o per i quali tu sia certo che non sono stati usati pesticidi di alcun tipo
  • Prediligi un’alimentazione basata su prodotti integrali, semplici e poco raffinati; in particolare alimentati con verdure, cereali e legumi

  • Riduci il consumo di alimenti animali e carne, latte uova e assicurati che non provengano da allevamenti intensivi in cui si fa uso di antibiotici
  • Evita prodotti raffinati, preconfezionati, specie se a base di farina bianca, zuccheri, margarine vegetali
  • Evita di fumare e consumare alcool e droghe
  • Fai il più possibile movimento e vita all’aria aperta: il contatto con la natura, gli alberi, il verde riduce lo stress
  • Utilizza alimenti fermentati – che puoi anche produrti autonomamente- come yogurt, kefir, aceto di mele non pastorizzato
  • Utilizza antibiotici solo in casi strettamente necessari, solo se prescritti dal medico. 

Fonti

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Autore

Dott.ssa Patrizia Gentilini, Giunta nazionale ISDE Italia

Medico, specialista in Oncologia ed Ematologia con ultratrentennale attività ospedaliera. Da circa 20 anni ha come interesse prioritario la Prevenzione Primaria, ovvero della tutela della salute, specie infantile, attraverso la riduzione dell’esposizione a rischi ambientali già dalla gravidanza. È impegnata contro pratiche nocive come incenerimento di rifiuti e biomasse, rischi da esposizione a campi elettromagnetici e si adopera in difesa degli ecosistemi naturali, specie boschi e foreste e per una agricoltura senza pesticidi che coniughi la salute dell’uomo con quella dell’ambiente. Fa parte della Giunta Esecutiva e del Comitato Scientifico dell’ISDE Italia (International Society Doctors for Environment) ed ha un Blog sul Fatto Quotidiano.