Microplastiche nell’ambiente: fattore di rischio per la nostra salute? - Apoteca Natura

Microplastiche nell’ambiente: fattore di rischio per la nostra salute?

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Introduzione

Negli ultimi anni l’inquinamento ambientale e i conseguenti danni che ne possano derivare a livello dei vari ecosistemi (insieme degli organismi viventi e delle sostanze non viventi con le quali i primi stabiliscono uno scambio di materiali ed energia in un’area delimitata come ad es. un lago, un prato) è stato oggetto di numerosi studi in vari Paesi e pressioni vengono esercitate su numerosi Governi per un più sufficiente controllo sul “ciclo vitale” dei prodotti plastici oltre che sulla ricerca di materiali sempre più e meglio biodegradabili (in grado di essere decomposto da microrganismi come batteri e funghi).

Più recentemente si sono moltiplicate le ricerche sulle Microplastiche (MPs) e sui possibili danni sia ambientali, sia sulla salute umana. È una linea di ricerca nuova, da approfondire per arrivare a conclusioni scientificamente solide.

Sulla base delle attuali conoscenze alcuni aspetti meritano di essere conosciuti.

Definizione di Microplastiche

Non esiste ancora una definizione condivisa ma, nella maggior parte degli studi, si fa riferimento a dimensioni inferiori a 5 millimetri e sono classificate come primarie o secondarie.

Le primarie si disperdono nell’ambiente per lo più in maniera diretta perché vengono utilizzate sotto forma di microperline nella preparazione di prodotti per la cura della persona (cosmetici, gel doccia, detergenti per il viso, disinfettanti per le mani, saponi, dentifrici, creme per rasatura, bagno schiuma, creme solari e shampoo) oppure perché, sotto forma di microsfere, vengono usate per la produzione di numerosi manufatti plastici per imballaggio.

Le secondarie derivano dalla frammentazione delle macroplastiche disperse nell’ambiente tramite processi foto e termo-ossidativi (in seguito ad esposizione a luce e calore), di abrasione meccanica e di biodegradazione. Una gran parte di queste è costituita da fibre provenienti da lavorazione o lavaggi di tessuti su base industriale o domestica.

Distribuzione nell’ambiente

Sono ubiquitarie.

Negli oceani è stato calcolato vi siano cinque trilioni di pezzi di plastica che tendono a raccogliersi, in base al gioco delle correnti e delle variazioni metereologiche, in enormi estensioni galleggianti che, nel tempo, vengono in buona parte sminuzzate, per azione di agenti fisici atmosferici e meccanici (moto ondoso), fino a raggiungere le dimensioni delle MPs.

Plastiche e microplastiche tendono ad accumularsi anche sui fondali dei mari e nelle zone costiere più densamente popolate e/o più vicine ai grandi fiumi che sfociano in mare. Sono inoltre presenti nelle acque di superficie (grandi laghi, fiumi) e nel terreno e non vengono neppure risparmiate località lontane dalle zone più popolate quali l’Artico e l’arco alpino.

Infine, la presenza di MPs è stata dimostrata nell’atmosfera sia in ambienti chiusi sia all’aperto dove una buona quantità deriva dall’erosione degli pneumatici dei veicoli a motore sulle superfici asfaltate.

Presenza nell’organismo umano

Le MPs si introducono nel nostro organismo attraverso la via orale (cibi solidi e liquidi) e quella respiratoria. È interessante notare che, secondo alcune indagini, oltre il 70% delle persone intervistate si è detta più o meno sorpresa da queste evidenze.

L’intake annuale è stato calcolato essere di oltre 113 mila MPs negli uomini e 94 mila nelle donne. Possono inoltre oltrepassare il filtro placentare come dimostrato dal fatto che sono state identificate sul lato fetale oltre che su quello materno della placenta.

Quali le influenze sul nostro stato di salute?

A questa importante domanda non siamo ancora in grado di rispondere per numerosi motivi quali la scarsità di studi, le difficoltà metodologiche, la variabilità delle caratteristiche intrinseche delle tipologie di microplastica, la mancata standardizzazione dei protocolli di ricerca.

Non possiamo però ignorare le evidenze che ci provengono dagli studi biologici su animali marini e terrestri che hanno ingerito MPs oltre che da studi su modelli sperimentali, creati in laboratorio, che iniziano a chiarire le modalità con cui le MPs potrebbero determinare danni alla nostra salute.

Alcuni meccanismi meritano una particolare attenzione:

  • Sono causa di stress ossidativo (alterazioni che si producono nei tessuti, nelle cellule e nelle macromolecole biologiche quando esposte ad un eccesso di agenti ossidanti), sia per la loro estensione, sia per la presenza sulla loro superficie di sostanze ossidative quali i metalli pesanti, che generano flogosi e citotossicità (infiammazione e distruzione di una cellula vivente);
  • Interferiscono sul sistema immunitario favorendo l’evoluzione verso forme auto-immuni;
  • Sono neurotossiche tramite azioni dirette sui neuroni o indirette tramite citochine pro-infiammatorie (proteine che contribuiscono al processo di proliferazione di alcune cellule coinvolte nei processi infiammatori e immunitari dell’organismo);
  • Alterano il microbiota intestinale favorendo la permeabilità della barriera intestinale;
  • Trasportano microrganismi;
  • Le microfibre con ampio rapporto superficie/volume assorbono e trasportano nei tessuti organici sostanze chimiche tossiche idrofobiche derivate dall’ambiente circostante quali i POPs (Persitent Organic Pollutants=Inquinanti Organici Persistenti);
  • In culture cellulari di tumori umani sono in grado di interferire sull’espressione genica (processo attraverso cui l’informazione contenuta in un gene, che è un segmento di DNA, viene convertita in una macromolecola funzionale, tipicamente una proteina);
  • Tra le sostanze chimiche che rilasciano vi sono anche ftalati e bisfenolo-A che rientrano nella categoria degli interferenti endocrini con possibili alterazioni già a livello fetale.

Concludendo, le attuali conoscenze, anche se iniziali e limitate, non possono che stimolare ulteriori ricerche ben condotte che servano sempre più a comprendere le complesse interazioni tra ambiente e salute umana. L’approfondimento sul ruolo delle microplastiche va comunque inserito nel più globale problema della contaminazione ambientale da plastiche che necessita, come sottolineato da agenzie internazionali quali l’EPA (Environmental Protection Agency = Agenzia per la Protezione Ambientale), un’azione ad ampio raggio che va dalla diminuzione produttiva e riuso al riciclo, alla produzione energetica, al corretto stoccaggio e distruzione.

Fonti

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Autore

Prof. Sergio Bernasconi Comitato Scientifico di ISDE Italia (International Society Doctors for Environment).

Professore Ordinario di Pediatria ha diretto le cliniche Pediatriche dell’Università di Modena e di Parma.

È stato Presidente della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) e Membro del Council dell’European Society of Pediatrica Endocrinology (ESPE) da cui ha ricevuto nel 2013 il riconoscimento di Outstanding Clinician.

Ha pubblicato oltre 350 lavori in Letteratura Internazionale in particolare nei settori dell’Endocrinologia e della Genetica Clinica ed è inserito nella lista dei top Italian Clinician Research secondo la banca dati Scopus. Nell’ultimo decennio ha approfondito i problemi connessi agli interferenti endocrini con ricerche originali, reviews e conferenze di sensibilizzazione rivolte a sanitari e alla popolazione in generale.