L’acqua, una risorsa da tutelare per la salute dell’umanità

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Noi siamo l’acqua che beviamo e quella che mangiamo, attraverso i cibi che prepariamo con essa e gli alimenti nei quali è costituente preponderante.

Ma siamo anche l’acqua che hanno bevuto le generazioni che ci hanno preceduto perché, in forma liquida, gassosa e solida, l’acqua costituisce un ciclo idrogeologico chiuso in cui, purtroppo, gli inquinanti possono penetrare e persistere. 

Acqua e salute

L’assunzione di acqua contaminata rappresenta un innegabile rischio per la salute di tutti e a maggior ragione per la salute dei bambini, specialmente nel periodo gestazionale e nella prima infanzia. Basti pensare che un neonato è composto per circa il 75% di acqua, e un adulto per circa il 60% (percentuale, quest’ultima, che tende poi a ridursi con l’avanzare dell’età).

L’accesso e la disponibilità di acque salubri, pulite e di qualità sono quindi le condizioni indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone e delle generazioni future

Una minaccia sotto traccia, ma neanche troppo

Circa 2,1 miliardi di persone (pari al 29% della popolazione globale) continuano a non avere accesso all’acqua potabile pulita e sicura, come sottolinea l’ultimo Rapporto sullo sviluppo idrico globale “Nessuno sia lasciato indietro, pubblicato il 22 marzo 2019 in occasione della celebrazione della Giornata mondiale dell’Acqua e presentato dall’Unesco. Non a caso l’Obiettivo numero 6 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile prevede l’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari per tutti: un “goal”, purtroppo, ancora molto lontano da raggiungere.

Proprio le persone che vivono nelle aree più povere e disagiate del mondo soffrono di una serie di malattie, denominate “idrotrasmesse”, associate all’uso diretto o indiretto di acqua contaminata. Si tratta di patologie che sarebbe facile debellare semplicemente grazie all’uso di acque salubri e pulite.

Anche nei Paesi più avanzati, però, esistono nelle acque di consumo elementi tossici e cancerogeni che, seppur ammessi dalla legge in determinate quantità, assumono un’entità di pericolo. Nelle mamme in gravidanza, per esempio, tali microrganismi possono superare la barriera placentare ed emato-cerebrale del feto e quindi compromettere la salute del nascituro aumentando il rischio di malattie neoplastiche, cronico- degenerative e infiammatorie in età infantile ed adulta. Senza contare che, attraverso alterazioni epigenetiche (il termine “epigenetica” viene utilizzato per descrivere tutte quelle modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA), possono anche manifestarsi in generazioni successive e non direttamente esposte

La tossicità e la cancerogenicità di elementi contaminanti ed inquinanti possono inoltre esplicarsi con molteplici e ancora poco indagati meccanismi di interazione e di amplificazione indicati come “effetto cocktail”, ovvero senza seguire una linearità dose/effetto. Ciò significa che alla riduzione del quantitativo non consegue necessariamente la riduzione degli effetti nocivi, e che anzi, a volte, una dose considerata innocua può generare effetti tossici.

Lo stato delle acque in Italia

«In Italia, su 7.493 fiumi, il 43% raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico, il 75% raggiunge quello per lo stato chimico. Su un totale di 347 laghi, solo il 20% raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico, il 48% raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato chimico».

Questo si legge dal documento dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRALo stato di salute di fiumi, laghi e ambiente marino costiero, un dato allarmante, che disattende obiettivi della Direttiva europea 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque – DQA) ovvero: “prevenire il deterioramento qualitativo e quantitativo, migliorare la salute delle acque e assicurare un utilizzo sostenibile in modo da raggiungere addirittura entro il 31 dicembre 2015 lo stato di buono per la qualità delle acque.” 

E oltre allo stato di non buona qualità, in Italia c’è quello di non buona quantità delle acque, sia per l’uso eccessivo sia per la rete degli acquedotti che – per vetustà e mancanza di investimenti per l’ammodernamento – fanno perdere in media 41,4 litri per ogni 100 immessi nel sistema di distribuzione.

Anche in Europa, infine, le acque non godono di buona salute, come rivela il Rapporto SOER 2020.

La salute dei bambini e delle future generazioni

Recenti indagini rilevano che un bambino su sei negli Stati Uniti d’America è affetto da disturbi dell’apprendimento, disordini e/o deficit del livello di attenzione e problemi di tipo comportamentale.

Per quanto riguarda i Paesi europei i dati sono simili. Con sempre maggiori evidenze scientifiche, l’esposizione materna a inquinanti chimici ambientali, veicolati anche attraverso l’assunzione cronica di acqua contaminata, è correlata a:

  • Patologie del neurosviluppo (NDD-autism);
  • Disturbo da deficit dell’attenzione (ADD-attention deficit disorder);
  • Disturbo dell’attenzione da iperattività (ADHD-attention deficit hyperactivity disorder);
  • Ritardo mentale;
  • Aumentato rischio di morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer e altre malattie neuro-degenerative e neoplastiche.

Tale situazione impone quindi una particolare attenzione sia in fase pre-concezionale che gestazionale. Durante questo particolare periodo si possono determinare alterazioni permanenti nella struttura organica, nella fisiologia e nel metabolismo del feto, favorendo successivamente la comparsa di numerose patologie anche di tipo neurocognitivo e neurologico.

Lo studio

Nel 2007, lo studio “Developmental neurotoxicity of industrial chemicals” pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet dai ricercatori P. Grandjean (Harvard School of Public Health) e P.J. Landrigan (Mount Sinai School of Medicine), ha preso in esame i dati pubblici disponibili sulla tossicità chimica per identificare le sostanze che con maggiore probabilità interferiscono nello sviluppo delle strutture cerebrali: 202 sostanze chimiche industriali sono state identificate come capaci di danneggiare il cervello umano.  

I due ricercatori hanno fatto presente che questo elenco non può essere considerato completo: il numero di sostanze chimiche in grado di causare neurotossicità in test su animali di laboratorio in realtà supera il numero di 1.000. Gli autori hanno quindi esaminato le pubblicazioni relative a sole cinque delle sostanze dell’elenco – piombo, metilmercurio, arsenico (usato per decenni anche come componente di fitofarmaci e fertilizzanti), PCB (bifenili policlorurati) e toluene – la cui tossicità per il cervello in via di sviluppo era stata già sufficientemente documentata all’epoca. Si tratta di sostanze che spesso ritroviamo proprio nelle acque destinate a consumo umano e inquinate dalle attività svolte dall’uomo.

L’indagine rappresenta una pietra miliare in questo particolare campo, e si conclude con una forte e impegnativo messaggio: l’inquinamento chimico può aver danneggiato milioni di bambini in tutto il mondo, determinando quella che viene ora definita la “pandemia silenziosa”, poiché gli effetti tossici delle sostanze chimiche industriali sui bambini sono stati e sono in genere trascurati. 

Un cambiamento radicale

Se si riuscisse finalmente a riconoscere, anche per legge e in tutto il mondo, che l’acqua è un bene comune preziosissimo ed irrinunciabile da tutelare, un patrimonio dell’umanità e non una merce da cui trarre profitto e guadagno, allora sarebbe anche più semplice individuare tutti gli interventi da realizzare subito affinché torni a essere un elemento salubre (e non una minaccia in quanto inquinata e contenente miscele di sostante tossiche e cancerogene) per soddisfare il primario e vitale bisogno di bere.

Per fare questo è però necessario che al tema della tutela e del risparmio dell’acqua venga restituito un ruolo centrale e costante nel dibattito scientifico, sociale, economico, culturale e anche morale

La relazione che abbiamo con l’acqua, le modalità di tutela, risparmio, accesso e gestione relative a tale risorsa sono infatti tra gli indici più importantiper giudicare il livello della civiltà umana.

«L’acqua è in effetti molte cose: è un bisogno vitale, una casa, una risorsa locale e globale, un corridoio di trasporto e un regolatore del clima. E, negli ultimi due secoli, è diventata la fine del viaggio per molti inquinanti rilasciati in natura e una miniera ricca di minerali. Per continuare a godere dei benefici di acqua pulita e di oceani e fiumi sani, abbiamo bisogno di cambiare radicalmente il modo in cui usiamo e trattiamo l’acqua».

Water is Life, European Envoronment Agency, 2018

Cosa fare per usare e trattare meglio l’acqua:

  • Scegli l’acqua del rubinetto invece che quella in bottiglia.
  • Preferisci l’utilizzo della doccia al bagno in vasca e chiudi il rubinetto dell’acqua mentre lavi i denti o fai la barba.
  • Riutilizza l’acqua del lavaggio delle verdure o della cottura della pasta per innaffiare le piante.
  • Se devi ristrutturare una casa o costruirne una nuova, fai progettare sistemi di raccolta dell’acqua piovana da utilizzare per l’irrigazione e i servizi igienici.
  • Riduci l’acquisto di capi di abbigliamento (c’è bisogno di molta acqua sia per la loro produzione che per il loro successivo smaltimento).
  • Riduci l’utilizzo della plastica, in particolare quella monouso e per il confezionamento di alimenti (le microplastiche contaminano l’acqua e di conseguenza la catena alimentare).
  • Sostieni iniziative e progetti per ridurre la cementificazione dei territori, la produzione energetica da combustibili fossili e le modalità di viaggio altamente inquinanti.
  • Orientati verso una dieta con un minor apporto di carne e preferisci prodotti locali e biologici.
  • Impegnati a far crescere consapevolezza e responsabilità circa la tutela e il risparmio di questa preziosa e unica risorsa che è, e deve restare, un Bene Comune. 

Articolo a cura di:

Dott.ssa Antonella Litta, Medico di Medicina Generale e Referente nazionale per le problematiche ambientali e sanitarie derivanti dall’inquinamento delle acque a uso umano, Associazione Medici per l’Ambiente (Isde).

Testi e studi consultati: