Il nemico invisibile: difendersi dal pericolo quotidiano dei pesticidi

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In Europa, solo nel settore agricolo, vengono utilizzate ogni anno circa 200 mila tonnellate di pesticidi diversi. E rispetto al 1950 la quantità è aumentata di 50 volte. L’uso dei pesticidi è largamente diffuso, eppure si sa ancora poco della loro composizione, ma soprattutto si ignorano gli effetti che possono produrre nel corso del tempo. Il dato allarmante è che alcuni tra questi prodotti, classificati come “probabilmente cancerogeni” dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità, non sono ancora stati vietati.

I pesticidi però non sono impiegati soltanto in agricoltura. Nel mondo ci sono molti altri settori che se ne servono in modo sistematico e cospicuo. Ad esempio quello ferroviario: per mantenere libere le rotaie dalle erbe spontanee, infatti, si disperde nell’ambiente un’incredibile quantità di glifosato, il famigerato diserbante totale, inquinando zone adiacenti, magari densamente popolate, e preziose aree verdi protette.

Di fatto, purtroppo, non è necessario essere agricoltori o possedere un giardino per venire a contatto con i pesticidi nella vita di tutti i giorni. Basti pensare al caso della pizza congelata del supermercato: soltanto per la produzione del grano per l’impasto, e di pomodori, mais, peperoni, sale, verdure, insalata, in Austria e in Germania sono consentiti più o meno 1.200 pesticidi.

Ad accendere un campanello d’allarme sul tema ci pensa l’ecologo austriaco Johann G. Zaller nel suo ultimo libro “Il nemico invisibile“pubblicato in Italia da Aboca Edizioni. Molto più di un semplice monito: lo scienziato viennese, attraverso un accuratissimo lavoro di numeri e dati, ci dimostra che nutrire il mondo in maniera sostenibile, senza l’ausilio dei pesticidi chimici, non solo è possibile ma è anche conveniente.

Per l’economia, per il bene del pianeta e per la salute degli esseri viventi.

Il nemico invisibile”, il libro di Johann G. Zaller pubblicato da Aboca Edizioni.

L’impiego dei pesticidi è conveniente?

Nel mondo vengono impiegati oltre 3 miliardi di chilogrammi di pesticidi ogni anno con un prezzo di vendita di circa 40 miliardi di dollari. Molti sostenitori dei pesticidi ne appoggiano l’efficienza economica rispetto agli altri metodi di controllo delle erbe infestanti e degli organismi nocivi. Ma se consideriamo più attentamente questo aspetto, risulta evidente che la maggior parte dei calcoli ignora completamente i costi per l’ambiente e per la società.

Un calcolo veramente esaustivo dovrebbe contenere:

  • costi dovuti agli effetti sulla popolazione nazionale;
  • perdite di animali da allevamento e dei loro prodotti;
  • aumentata spesa per il controllo degli organismi nocivi e per il controllo delle erbe infestanti a causa dell’eliminazione degli antagonisti naturali dovuta all’uso dei pesticidi e a causa della formazione di resistenze;
  • problemi con l’impollinazione delle piante da coltivazione a causa della morte delle api;
  • perdite dei raccolti per la dispersione dei pesticidi;
  • perdite di uccelli, pesci e altre specie che vivono in natura;
  • spese dei governi per il controllo dei residui, per la depurazione dell’acqua potabile, spese ospedaliere e costi delle pensioni per avvelenamenti da pesticida e molto altro.

Negli Stati Uniti questo calcolo è stato effettuato, e ha rilevato gravi perdite economiche ed ecologiche ogni anno:

  • 1,1 miliardi di dollari per la salute della popolazione;
  • 1,5 miliardi di dollari per la resistenza ai pesticidi;
  • 1,4 miliardi di dollari per la perdita dei raccolti a causa della dispersione dei pesticidi;
  • 2,2 miliardi di dollari per la scomparsa di uccelli a causa dell’uso di pesticidi;
  • 2 miliardi di dollari per l’inquinamento delle acque freatiche (parte delle acque provenienti dalle precipitazioni atmosferiche che penetra nel terreno e ne attraversa gli strati permeabili arrestandosi su un fondo impermeabile sul quale si innalza fino a una certa altezza).

C’è poi un altro aspetto da tenere in considerazione. Negli USA, nonostante l’ampio utilizzo di pesticidi, il 37% dei raccolti viene ancora distrutto da organismi nocivi, patologie delle piante o piante infestanti. Gli insetti rovinano il 13% del raccolto, le fitopatie (malattie delle piante) il 12% e le piante infestanti il 12%. È stato anche appurato che tra il 1945 e il 2000 l’impiego di insetticidi negli Stati Uniti è aumentato di 10 volte, ma le perdite di raccolto da attribuire agli insetti sono praticamente raddoppiate, passando dal 7% al 13%.

L’incremento dei danni causati dagli insetti è da attribuire in parte anche alle mutate pratiche di coltivazione, che sono collegate all’agricoltura a uso intensivo di pesticidi: ad esempio il passaggio dalla rotazione delle colture, nelle quali il mais era uno degli elementi della rotazione, alle monocolture di mais. Il calcolo di questi costi “esterni”, relativi al deterioramento del controllo naturale degli organismi nocivi e degli elementi nutritivi, non viene eseguito da nessuno Stato nel mondo, ma è invece necessario per una corretta valutazione scientifica dei costi e dei benefici dei pesticidi.


Il passaggio alle monocolture di mais mette a dura i terreni di tutto il mondo.

Gli effetti collaterali 

Ci sono infine i cosiddetti “influssi indiretti” dei pesticidi, come l’impoverimento degli ecosistemi naturali dovuto alla diminuzione di insetti impollinatori e la conseguente ridotta purificazione dell’acqua e capacità di ritenzione idrica. Gli influssi indiretti si ripercuotono anche sull’estetica del paesaggio, sul suo valore come elemento di riposo per l’uomo e su quello economico per l’attrattività turistica.

Sempre negli Stati Uniti, il valore dei servizi all’ecosistema apportati dagli insetti naturali è calcolato annualmente in 60 miliardi di dollari. Questi introiti vengono però messi a repentaglio dall’uso dei pesticidi. Come nel caso dei fungicidi (sostanze che distruggono o impediscono la crescita dei funghi), che possono condurre a focolai di organismi nocivi per gli insetti. Quando si presentano tali focolai, accade spesso che debbano essere impiegati altri pesticidi per assicurare i raccolti. E solo questa spesa aggiuntiva ammonta a circa 520 milioni di dollari all’anno.

Si può ipotizzare che simili effetti si presentino non solo negli USA, ma anche in tutti i Paesi più ricchi ed evoluti del pianeta, sebbene i dati per una valutazione concreta di costi e danni non siano completi. Senza contare che, come sottolinea Zaller: 

«Nella maggior parte degli altri Stati non viene svolta neppure la parvenza di un controllo, oltre al fatto che moltissimi di coloro che utilizzano i pesticidi in questi territori non sono nemmeno in grado di leggere le istruzioni per l’uso allegate alle confezioni. Le somme da calcolare a livello globale sarebbero dunque enormi, e dovrebbero bastare per riconsiderare l’utilizzo dei pesticidi.»

I sussidi all’agricoltura 

I numeri, seppur parziali, indicano dunque che i vantaggi di un massiccio impiego di pesticidi sono più che ambigui. Di certo c’è che i pesticidi non sono riusciti a limitare in modo sostenibile le perdite di raccolto provocate da organismi nocivi o malattie. Alla luce, poi, delle ricadute sull’ambiente e sulla salute del loro impiego, si potrebbe ipotizzare che perlomeno le sovvenzioni all’agricoltura vadano in direzione opposta. Eppure spesso accade proprio il contrario.

L’Unione Europea, per esempio, ha sì emanato leggi e linee guida per la tutela di natura e ambiente o per la protezione dell’acqua, ma nessuna di queste ha avuto un enorme impatto sull’ecosistema. Ne è un esempio la cosiddetta Politica Agricola Comune (PAC), la cui distribuzione di contributi pubblici – molte centinaia di miliardi di euro – dipende per lo più dalla grandezza dell’azienda: chi più ha, più riceve. Le attuali sovvenzioni europee sono utili soprattutto all’industria alimentare e alle grandi aziende; soltanto il 6% arriva ai piccoli contadini. Ne deriva la costante diminuzione in tutta Europa del numero di fattorie, e il conseguente aumento di mezzi chimici per la disinfezione e di altri pesticidi che minacciano la biodiversità utilizzati per mantenere elevato la produzione da agricoltura intensiva.

In Europa soltanto il 6% delle sovvenzioni all’agricoltura arriva ai piccoli contadini.

È legittimo mettere in dubbio il modello di aiuti all’agricoltura, visto che circa il 20% del valore della produzione agricola all’interno dell’Unione Europea viene finanziato dalle tasse, mentre meno dell’1% viene investito per mitigare gli effetti negativi sull’ambiente.

I costi che ne conseguono dal punto di vista ecologico vengono scaricati sulla collettività, mentre le entrate fiscali servono a finanziare le sovvenzioni.

È doveroso però ricordare che esistono già delle sovvenzioni per programmi agroambientali volti a diminuire l’impiego di concimi, proteggere attivamente il clima e aumentare la fertilità del suolo, ma la loro efficacia rimane molto limitata. Attraverso questi programmi agroambientali, infatti, ogni anno vengono concessi milioni di euro anche per l’impiego di pesticidi al glifosato.

Il ruolo della politica

Secondo Zaller è arrivato il momento per la politica di compiere un cambio di passo e di agire in maniera più coerente contro un uso esagerato dei pesticidi. L’ecologo ricorda come anche nelle alte sfere del mondo agricolo si sollevino molte critiche all’agricoltura a uso intensivo di pesticidi.

«Persino il presidente della Deutsche Landwirtschaft-Gesellschaft, la rinomata organizzazione professionale dell’industria agroalimentare, ammette che una rotazione troppo stretta e un “gigantesco impiego di sostanze chimiche” provocano l’insorgenza sempre più frequente di resistenze e addirittura diminuzioni del raccolto.»

I politici devono impegnarsi per riformare il sistema di autorizzazione dei pesticidi, poiché le attuali condizioni non rendono possibile una valutazione seria degli effetti sull’ambiente. Il metodo più efficace e duraturo per impedire che le persone siano esposte ancora a sostanze chimiche tossiche è l’abbandono dell’agricoltura industriale a uso intensivo di pesticidi, per sostenere l’agricoltura su piccola scala e liberarla dalla dipendenza dall’industria agraria.

Come promuovere questo passaggio epocale? Zaller non ha dubbi: tassando rigorosamente l’impiego di pesticidi. Come succede dall’estate del 2013 in Danimarca, dove è in vigore un nuovo sistema fiscale sui pesticidi che prevede di ridurre gli effetti negativi sull’uomo e sull’ambiente e di promuovere misure fitosanitarie con minore impatto. Nello specifico, i prodotti a base di pesticidi particolarmente dannosi per l’uomo o per l’ambiente sono soggetti a una tassazione più elevata; ciò comporta che un agricoltore sia portato automaticamente ad acquistare un prodotto più economico, scegliendo al tempo stesso anche l’alternativa più compatibile per l’ambiente e per la salute

Gli agricoltori danesi usano meno pesticidi grazie a un sistema di tassazione più elevata.

Anche una relazione del Centro di ricerca ambientale Helmhotz di Lipsia consiglia di seguire l’esempio danese. L’idea consiste in una tassa base di 20 euro per la quantità massima consentita di pesticidi per ettaro all’anno. In media, calcolano i ricercatori, sulla base di 66 pesticidi con differenti principi attivi, si arriverebbe a un aumento dei prezzi di circa il 40%, che graverebbe soprattutto su coloro che coltivano in modo convenzionale e toccherebbe marginalmente gli agricoltori biologici. Questo rincaro dei prezzi, secondo lo studio, non solo sarebbe ammesso ai sensi del diritto costituzionale e del diritto europeo, ma sarebbe anche una ragionevole misura di orientamento verso comportamenti più consapevoli e salutari per tutti.

«La politica dovrebbe finalmente diventare attiva e incoraggiare gli agricoltori a impiegare pratiche agroecologiche per promuovere la biodiversità e tenere sotto controllo gli organismi nocivi in modo naturale. I tempi sono maturi per il passaggio a una agricoltura migliore e più sana. Una agricoltura multifunzionale di questo tipo produce alimenti, protegge al contempo l’ambiente, conserva la biodiversità e l’estetica del paesaggio culturale.»

L’autore

Johann G. Zaller (1968) è un ecologo dell’Università delle Risorse Naturali e Scienze della Vita di Vienna. Ha lavorato come ricercatore anche in Svizzera, Germania, Argentina e Stati Uniti. Autore di numerose pubblicazioni internazionali, editor di varie riviste scientifiche, è membro della Commissione austriaca per la biodiversità e del Comitato di consulenza scientifica del WWF Austria.

Johann G. Zaller, autore de “Il nemico invisibile”, pubblicato da Aboca Edizioni.